venerdì, ottobre 10, 2008

Bar City Blues

Senza che i cittadini se ne accorgessero il salotto della città divorò tutto il resto. Fu allora che si inizio a parlare di città salotto.
Era il tempo in cui ancora si poteva passeggiare per le strade o sedere su una panchina senza drink card.
In quei giorni i tavolini, le sedie e le verande iniziarono la loro rivolta silenziosa. Si moltiplicarono per scacciare via gli ultimi umani che cercavano di sopravvivere senza consumazione.
In un lampo tutti gli accessi ai luoghi d’interesse furono sbarrati. Si iniziò con la biblioteca, che aveva la sfortuna di essere situata accanto al bar che guidava l’invasione.
Agli abitanti non restò che bere, mangiare, ingozzarsi ed ubriacarsi. Il tasso di obesità schizzò alle stelle, i corpi somigliavano sempre più a dei puff fantozziani. I divanetti non avendo più suolo pubblico da occupare iniziarono ad adagiarsi sulle masse di grasso informe che arrancavano per la strada.
L’attacco finale giunse dal mare. Un esercito di lettini bianchi di plastica assediò quel poco che restava della spiaggia, non più libera, di Pescara.
L’assalto, segretamente ordito dalla lobby dei balneatori, indignò l’opinione pubblica. La strategia era perfetta. Fu convocato un consiglio comunale straordinario. Gli assessori, quasi tutti concessionari di un lido, votarono all’unanimità la risoluzione denominata “spiaggia zero”.
Il primo febbraio 2010 una colata di cemento scese su Pescara placando l’avanzata delle suppellettili. La spiaggia divenne il più grande bar a cielo aperto d’ Italia.
Consumare e consumarsi
nella città bar
con la musica lounge
che fastidio non dà,
Resto di stucco e calce
mentre alzo il calice
alla pattuglia che rimuove
quel corpo dall’aiuola,
Ci son più sedie che sederi
in quest’aborto di metropoli
non ci resta che bere
mentre va tutto a rotoli.

10 Comments:

Anonymous sagufo said...

Che tristezza, sono stato anche in quel consiglio comunale giorni fa...

Ma chi era quello ieri sera?!

12:24 PM  
Blogger ilVino said...

Quello quale? Era pieno di soggettoni...

12:39 PM  
Anonymous FR:D said...

si dovrebbe fare un manifesto con questa poesia, o una descrizione/premonizione da inserire in qualche touring club, come quella di guido piovene di 40 anni fa (che definiva questa città innominabile come los angeles)
l'unica cosa è che la cementificazione degli arenili è già iniziata da tempo come tutti sappiamo.

11:20 AM  
Blogger ilVino said...

E allora citiamo la decrizione western di Piovene(che non avevo mai letto) "...A contrasto ne emerge il prodigio di Pescara nuova, uno dei fatti straordinari dell’Italia del dopoguerra. Dopo la guerra infatti questo grosso centro si è raddoppiato. La città nuova sulla costa a settentrione della vecchia, oltre il ponte sulla Pescara, sorse da una colonia di ferrovieri quando nacque la ferrovia; che, notiamolo di passaggio, avendo generato la città moderna, ne divenne la croce, perchè la taglia in tutta la sua lunghezza. Si pensa alle città del Far West, che sono appunto traversate dal treno. Ma anche nell’insieme Pescara è una città americana in Italia, col piccolo nucleo indigeno che in un angolo sopravvive. Si è sviluppata lungo il mare; continua a crescere; manca d’un vero centro, quel centro intorno al quale ruotano le città italiane. Può espandersi senza limite per addizioni successive, come Los Angeles. La mancanza di un centro rende difficoltosa quella conoscenza reciproca, un po’ pettegola, che si forma in Italia dove tutti convergono in una piazza, una strada, un caffé, a parlare e a darsi spettacolo; ecco invece, unica in Italia, una città ribollente, confusa in cui uomini e gruppi affluiscono, si addizionano, si accavallano come onde. ... Così com’è, Pescara ha una sua bellezza, diversa dalla consueta delle città italiane. Una gran festa a cui ho assistito faceva veramente ricordare il Far West; elementi tradizionali, come le bande e i cori, sembrano galleggiare sopra una sarabanda di folla eterogenea, che riempiva le piazze e il lungomare, tutta macchiata di colori vivaci, tra cui predominava il rosso. Cori e bande nei chioschi si esibivano in gara. ... Pescara è una eccezione nell’Abruzzo, e aspira a divenire il centro ideale di un Abruzzo moderno. (da "Viaggio in Italia" 1957)".
I cowboys a quanto pare sono rimasti.
p.s. l'importante è che della poesia non se ne faccia un graffito sennò ci mettono tutti dentro.
marco/ilVino
ilVino@hotmail.it

12:53 PM  
Anonymous rem said...

in una città che ha una piazza salotto ci si aspetterebbe come minimo una strada-soggiorno, un viale-cucina, un vicolo-ripostiglio.

1:32 PM  
Blogger ilVino said...

Per la strada soggiorno ci sono delle buone prospettive. Mi preoccupa un pò di più non sapere dove metteranno Piazzale-Wc.

8:18 PM  
Anonymous sagufo said...

Mi riferivo al consiglio nel quale hanno votato per la cementificazione della spiaggia.

Ti piace l'album? E' un altro capolavoro, anche se devo cominciare a scoprirlo bene...

12:50 PM  
Anonymous sagufo said...

Ah, mi riferivo al dj...

12:51 PM  
Blogger ilVino said...

@sagufo:(parlando dell'ultimo di Capossela) E' uno di quei dischi che, dopo aver rotto il ghiaccio, li metti nel lettore, premi play e non smetti di ascoltarli fin quando non termina anche la traccia fantasma. E poi vorresti iniziare da capo.
So anche che non farà contenti tutti, soprattutto per la scrittura dei testi, molto differente dai precendenti. L'unico effetto collaterale potrà essere che ai concerti vedremo meno waglionetti mbriachi che parlano e urlano perchè vogliono "il ballo di s. vito".

-Circa il dj invece penso che marco abbia già preso i contatti per la riproposizione integrale del festivalbar 93

2:20 PM  
Anonymous sagufo said...

In effetti è un album molto particolare, che va masticato, ma già emergono subito alcune perle. La scrittura è diversa, più personale ed intima, ma anche a livello compositivo ha cambiato qualcosa.

6:18 PM  

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