lunedì, marzo 30, 2009
sabato, gennaio 24, 2009
di questi tempi...
...di questi tempi più che scrivere mi sono messo a leggere, penso si sia notato da queste parti. Mi capiterà anche di leggere ad alta voce, cosa che non ho mai fatto in vita mia e non so neanche se sarò in grado di fare, comunque, provare per credere.
Agli zombi ero rimasto e dagli zombi ripartirò. Si tratta infatti di un racconto preso da questo malandato blog: "L'ultimo scaffale a sinistra" (lo trovate in gennaio 2008).
C'è anche un marcescente trailer:
La cosa si terrà il 10 febbraio alle 18, prima della visione in semi-anteprima di "Diary of the Dead", in Piazza Grue 1 presso la sede della Circoscrizione (a Pescara ovviamente) all'interno di questa iniziativa che è partita in settimana:
Agli zombi ero rimasto e dagli zombi ripartirò. Si tratta infatti di un racconto preso da questo malandato blog: "L'ultimo scaffale a sinistra" (lo trovate in gennaio 2008).
C'è anche un marcescente trailer:
La cosa si terrà il 10 febbraio alle 18, prima della visione in semi-anteprima di "Diary of the Dead", in Piazza Grue 1 presso la sede della Circoscrizione (a Pescara ovviamente) all'interno di questa iniziativa che è partita in settimana:
martedì, dicembre 16, 2008
breaking news
Ok, speculate pure sui cimiteri, poi però non vi lamentate se arrivano gli zombi.
A questo punto mi aspetto una bella invasione. In fondo nella visione di Romero i morti viventi sono sempre stati i più deboli, le vittime trucidate senza pietà.
Di solito l'epidemia non ha un'origine razionale, questa volta mi pare invece evidente che sarà il fluido dentro la roba di Toyo Ito a scatenare l'inferno.
Quando al Caffè Venezia non ci sarà più posto a sedere i morti torneranno sulla terra.
A questo punto mi aspetto una bella invasione. In fondo nella visione di Romero i morti viventi sono sempre stati i più deboli, le vittime trucidate senza pietà.
Di solito l'epidemia non ha un'origine razionale, questa volta mi pare invece evidente che sarà il fluido dentro la roba di Toyo Ito a scatenare l'inferno.
Quando al Caffè Venezia non ci sarà più posto a sedere i morti torneranno sulla terra.
giovedì, novembre 27, 2008
Fabbricando Case
E' da un pò che latito dal blog. Perso tra luci al neon, fornitori, costituzioni europee e tapis roulant.
Visto che tra le desolate righe si parla spesso delle geometrie dei paesoni abruzzesi mi sembrava doveroso segnalarlo.
Ogni tanto rileggo i vecchi post. Inevitabilmente ci sono dei temi che tornano e si ripropongono. Gli scenari di questa provincia costiera sono limitati e quindi se un determinato modo di gestire il territorio fa schifo, ahimè, solo con il tritolo lo si può eliminare dallo sguardo. E invece si continua a deturpare, costruire nel nome di un'irrazionale sviluppo del turismo fatto di scenografie sempre più desolanti.
Palazzi in riva al mare, che stronzata, credevo avessero smesso, se non altro per fine dello spazio. E invece anche le poche aree ancora libere fanno gola a costruttori, amministratori e piani regolatori. Una situazione in cui spiaggia libera è sinonimo di spiaggia abbandonata, quindi non di tutti ma di nessuno, dunque, per sua vocazione, necessita di un padrone addolcito con lo status di concessionario. La vista mare non è semplicemente una questione da proprietari di appartamenti. Figuratevi cosa me ne può fregare, viviamo in affitto da una vita. E' solo che è come vedere il mondo attraverso le sbarre per un crimine che non si è commesso mentre le merde continuano a fare affari.
Tutto questo perchè ho letto l'ultimo post di un bel blog che trovate anche tra i miei pochi link.
Se non ci siete ancora capitati per sbaglio vi invito a farci un giro.
http://www.comitatoabruzzesedelpaesaggio.com/?p=544Visto che tra le desolate righe si parla spesso delle geometrie dei paesoni abruzzesi mi sembrava doveroso segnalarlo.
mercoledì, ottobre 29, 2008
Tropic Thunder
La più grande commedia di inizio secolo e forse anche di più. Ben Stiller si conferma l'artista comico più ispirato e vulcanico della sua generazione. Prove attoriali spettacolari e trovate geniali, il tutto in un contesto da kolossal. Una colossale presa in giro di hollywood e del suo immaginario fatato. Nessun war-movie vi sembrerà più lo stesso dopo aver visto questo....e questa volta non aspettiamo vent'anni per riconoscere il valore di un film...
venerdì, ottobre 24, 2008
Fuori dal blu e dentro al nero
Rimetto piede all’università dopo quasi tre anni. Fuori ci sono i parenti dei laureati che fumano, applaudono, fotografano, quasi come l’ultima volta. Dentro ci sono ancora molte facce conosciute nonostante il ricambio generazionale sia evidente.
Sono giorni particolari per le università italiane, qualcuno ha visto aggirarsi una pantera, qualcun’altro tenta di accostare la grande mobilitazione di questi giorni ai movimenti storici degli anni 60 e 70. Qualcuno spara cazzate a ripetizione in tv per criminalizzare questa incredibile spinta civile, così come qualche vecchio manovratore oscuro della nostra repubblica rilascia dichiarazioni assurde ai quotidiani nazionali, al quotidiano nazionale.
In questa cazzo di facoltà di economia invece tutto è come sempre. Tutto è anestetizzato. Il volantinaggio c’è, si, ma è quello dei flyer dei locali notturni che formano un tappeto che colora ogni sedia, ogni panchina di queste stanze altrimenti buie, ed i P.R. sono più insistenti dei venditori di rose.
Faccio due passi per il corridoio di questo bunker mancato dove la luce del sole entra solo da qualche spiraglio. E’ stato in queste stanze che mi sono accorto di essere miope. Non ho mai avuto nostalgia della vita da universitario, anzi. Però lo studio un po’ mi manca. Credo che tornerò ogni tanto con i libri sotto braccio a fare lo slalom nel piazzale dell’Agip durante le giornate di pioggia, quando tutto si allaga, e magari come il piccolo George lancerò la mia barchetta protetta dalla paraffina lungo il canale di scolo. Sarà allora che gli incubi si riaffacceranno dalla grata della fognatura e tornerò a tremare per il pagliaccio con il palloncino e i denti gialli.
La mia copia di IT è datata ottobre ’93. Avevo 11 anni e l’acquistai alla Standa di Piazza Duca. Ero un bambinetto che aveva investito la sua paghetta in un volumone di 1200 pagine sulla spinta di un pessimo ma suggestivo adattamento televisivo. Ma il mondo non è come ci appare dalla Tv, le cose sono molto più complesse. Il mondo all’interno di quel libro era più torbido e incasinato di quello dei ragazzini della fiction. Un mare di descrizioni e rapporti che non riuscivo a comprendere. Gay, bifolchi di provincia, problemi esistenziali e membra tranciate.
Il libro non sono mai riuscito a finirlo al tempo. L’ho sempre tenuto in evidenza nella libreria che man mano è cresciuta, fino all’attuale esplosione. L’altra notte, l’ennesima notte insonne, il pagliaccio mi ha chiamato per farmi ripiombare nell’incubo. Ho preso sonno alle 6 di mattina proprio nel punto dove avevo lasciato il segno l’ultima volta quindici anni prima, quando per le strade di piazza duca si aggirava l’ambulanza nera che esportava gli organi ai bambini per rivenderli al mercato nero. Quante stronzate che si raccontano ai più piccoli.
Intanto IT continua a vegliare su di noi ed ogni sua apparizione ci farà ripiombare nell’incubo che non ci ha mai lasciati da quando siamo piccoli. E non sapremo mai con quale aspetto si manifesterà, se sarà il pagliaccio, il ragno, l’ambulanza, l’insonnia o la pantera.
venerdì, ottobre 10, 2008
Bar City Blues
Senza che i cittadini se ne accorgessero il salotto della città divorò tutto il resto. Fu allora che si inizio a parlare di città salotto.
Era il tempo in cui ancora si poteva passeggiare per le strade o sedere su una panchina senza drink card.
In quei giorni i tavolini, le sedie e le verande iniziarono la loro rivolta silenziosa. Si moltiplicarono per scacciare via gli ultimi umani che cercavano di sopravvivere senza consumazione.
In un lampo tutti gli accessi ai luoghi d’interesse furono sbarrati. Si iniziò con la biblioteca, che aveva la sfortuna di essere situata accanto al bar che guidava l’invasione.
Agli abitanti non restò che bere, mangiare, ingozzarsi ed ubriacarsi. Il tasso di obesità schizzò alle stelle, i corpi somigliavano sempre più a dei puff fantozziani. I divanetti non avendo più suolo pubblico da occupare iniziarono ad adagiarsi sulle masse di grasso informe che arrancavano per la strada.
L’attacco finale giunse dal mare. Un esercito di lettini bianchi di plastica assediò quel poco che restava della spiaggia, non più libera, di Pescara.
L’assalto, segretamente ordito dalla lobby dei balneatori, indignò l’opinione pubblica. La strategia era perfetta. Fu convocato un consiglio comunale straordinario. Gli assessori, quasi tutti concessionari di un lido, votarono all’unanimità la risoluzione denominata “spiaggia zero”.
Il primo febbraio 2010 una colata di cemento scese su Pescara placando l’avanzata delle suppellettili. La spiaggia divenne il più grande bar a cielo aperto d’ Italia.
Consumare e consumarsi
nella città bar
con la musica lounge
che fastidio non dà,
Resto di stucco e calce
mentre alzo il calice
alla pattuglia che rimuove
quel corpo dall’aiuola,
Ci son più sedie che sederi
in quest’aborto di metropoli
non ci resta che bere
mentre va tutto a rotoli.

